Il Muro

Grafica di Boyan Donev

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Qui i mattoni non sono muratura, ma anni.
Ricordi ordinati, paure, abitudini che una persona accumula con attenzione, quasi con cura, finché un giorno rimane sola dal lato interno.
Le mani — ruvide, ferite, impazienti — aprono un varco non per distruggere, ma per toccare. Per raggiungere quella piccola cosa viva là fuori.

La rosa è fragile, ma vera.
Non grida. Non insiste. Semplicemente cresce — come la musica dei Pink Floyd che cresce silenziosa nella mente e poi ti sorprende impreparato.

Il muro non è un nemico.
È stato costruito per una ragione.
Ma ogni muro, prima o poi, comincia a lasciar passare la luce — attraverso una crepa, una fessura, un unico gesto.

Questa non è una scena di fuga.
È il momento prima della decisione.

E come nella musica antica, e come nelle verità antiche — non è il mondo esterno a salvare l’uomo, ma ciò che egli può ancora riconoscere come vivo.

Lia

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