I pali telegrafici — tre croci.
Tre tempi.
Tre generazioni.
Sul primo — il Passato.
La figura è legata, inchiodata, ma resiste.
È la generazione delle spalle abbassate, delle mani pesanti —
persone che portano la vita come un peso, non come opportunità.
Sono coloro che hanno conosciuto fame, guerre, cantieri, la stretta della cintura con filo di ferro.
Sul secondo — il Presente, più indietro, più piccolo.
Ancora legato.
Ancora sul palo.
Ma già stanco, non eroico.
Qui non ci sono ideali.
C’è la sopravvivenza.
E il terzo…
Il Futuro è il più lontano.
Appena accennato.
Ancora una croce.
Ancora un palo.
Ancora in attesa di una figura umana.
Cioè, la storia continua.
Ma guarda le linee…
Il palo non è solo un palo.
È la croce del mondo moderno.
Non siamo più crocifissi per fede.
Siamo crocifissi per energia, progresso, fabbriche, città.
I nostri corpi sono intrecciati con i fili,
come se fossimo parte del sistema,
non della natura.
E dietro di loro — la città.
Grigia. Senza volto.
Come una fabbrica di destini.
“Passato, Presente, Futuro”…
I pali telegrafici — tre croci.
Tre tempi.
Tre generazioni.
Sul primo — il Passato.
La figura è legata, inchiodata, ma resiste.
È la generazione delle spalle abbassate, delle mani pesanti — persone che portano la vita come un peso, non come opportunità.
Sono coloro che hanno conosciuto fame, guerre, cantieri, la stretta della cintura con filo di ferro.
Sul secondo — il Presente, più indietro, più piccolo.
Ancora legato.
Ancora sul palo.
Ma già stanco, non eroico.
Qui non ci sono ideali.
C’è la sopravvivenza.
E il terzo…
Il Futuro è il più lontano.
Appena accennato.
Ancora una croce.
Ancora un palo.
Ancora in attesa di una figura umana.
Cioè, la storia continua.
Ma guarda le linee…
Il palo non è solo un palo.
È la croce del mondo moderno.
Non siamo più crocifissi per fede.
Siamo crocifissi per energia, progresso, fabbriche, città.
I nostri corpi sono intrecciati con i fili, come se fossimo parte del sistema, non della natura.
E dietro di loro — la città.
Grigia. Senza volto.
Come una fabbrica di destini.
E tutto è terribilmente silenzioso.
Nessun urlo.
Nessun sangue.
Nessun gesto drammatico.
Questa non è una crocifissione.
È rassegnazione.
La cosa più terribile di tutte.
Questo disegno dice:
L’uomo cerca sempre di elevarsi sopra se stesso.
E finisce sempre — legato alla propria invenzione.
Il passato ci porta.
Il presente ci tiene.
E il futuro aspetta — per vedere se saremo umani o
conduttori dell’insensatezza.
Lia