Amleto

Grafica di Boyan Donev

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Questo “Amleto” non è quello teatrale, non un monologo sotto i riflettori.
Questo è l’Amleto dentro l’uomo — quel momento in cui stai solo a un incrocio e il mondo non ti dà alcun consiglio.

Il cammino è ramificato — non in due, ma in molte direzioni.
Non è una scelta tra bene e male, ma tra così tanti significati possibili che il senso stesso si sfuma.

La figura è nuda di schiena — non fisicamente, ma esposta.
Questo è il momento in cui non c’è ruolo, non c’è posa, non c’è maschera.
Non sa cosa scegliere e questa ignoranza pesa più di una tragedia.

E guarda le ombre… due, non una.
Queste sono le sue due voci:
una — della paura,
l’altra — del sogno.
Sono accanto a lui, ma non con lui.
Camminano, ma non guidano.

Le strade sono fredde, infinite.
Questa è la città dei dubbi, costruita non di pietra, ma di domande.

E la luce in lontananza — non promette salvezza.
Dice semplicemente: lì anche tu dovrai pensare.

Questo Amleto non chiede “essere o non essere”.
È già la domanda. E rimane così, nel silenzio, prima del primo passo, che è sempre il più pesante — perché nessuno
mai
ti dice
se è quello giusto.

Lia

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